9. Blogging and reporting on five months of revolution from Syria (in Italiano): Medico islamista di Daraa: pronti a Stato secolare

Intervista realizzata con Mohammad ‘Ammar a fine agosto 2011 a Damasco, pur essendo stata pubblicata solamente a metà novembre su Osservatorio Iraq. Nella foto uno dei maestri di Mohammad ‘Ammar, il pacifista islamico Jawdat Said.

jawdat saidIl medico Mohammad Ammar è un islamista di Daraa sui generis. È stato predicatore in moschea dal ’93 al ’98, e già allora, cercava di offrire ai fedeli l’occasione di esprimersi liberamente dal suo pulpito: un comportamento taboo nelle moschee siriane, che vedeva Ammar spesso interrogato dai servizi segreti.

di Diego Caserio dalla Siria

Poco dopo essersi presentato, cita Riyad al-Turk, storico dissidente comunista siriano, che definì la Siria “il regno del silenzio”, e mi spiega di essere fra quelle persone che, “il regno del silenzio”, lo avevano rotto molti anni prima dell’inizio della rivolta del 2011.

Ammar è responsabile dell’ufficio esecutivo della Commissione di coordinamento nazionale per le forze del cambiamento in Siria (hay’at al-tansiq al-watani li-qiwa al-taghiir fi Suriya), fondata il 25 giugno, ed è stato tra i partecipanti dell’incontro dell’opposizione tenutosi all’Hotel Semiramis di Damasco il 27 giugno.

Fa inoltre parte di un collettivo di tendenze islamiste, il Movimento Islamico non-violento democratico (al-tayyar al-islamiy al-la’unfiy al-dimuqratiy).

Mi é capitato spesso di dialogare con attivisti di orientamento secolarista, i quali, forse nell’intento di proteggere il movimento dai tentativi di delegittimazione del regime, hanno sempre sminuito il contributo degli islamisti alle proteste.

Ho organizzato un incontro con Ammar proprio per comprendere meglio il peso dell’Islam politico e le modalità con cui si relaziona alle tendenze di diversa matrice ideologica e confessionale all’interno dell’opposizione.

Il timore di un’ascesa al potere degli islamisti rimane poi la principale tesi sostenuta dai lealisti, nonché la ragione per cui le minoranze, in particolare i cristiani, si sono tenute finora a distanza dalle proteste.

Conversando con Ammar, ho cercato di comprendere se queste paure fossero fondate o meno.

“Ho molti amici secolaristi e ci confrontiamo spesso tra le file dell’opposizione,” esordisce Ammar, iniziando a raccontarmi il primo di una miriade di aneddoti.

Il 6 aprile, quando é divenuto chiaro che il regime avrebbe fatto ricorso all’esercito per reprimere la rivolta di Daraa, il medico islamista ha scritto una dichiarazione intitolata “La via d’uscita dal collo della bottiglia in Siria” e l’ha diffusa via Internet, oltre a spedirla alla presidenza della Repubblica, al Capo di stato maggiore dell’esercito siriano, Asef Shawkat, e al numero uno della polizia militare di Daraa.

In tale documento, la soluzione viene indicata in uno Stato “democratico, secolare, civile e moderno”.

Quando Ammar si é presentato a leggere il testo di fronte ad alcuni movimenti islamisti, prevedeva una loro opposizione alla parola “secolare”, ma non vi é stata alcuna obiezione: il cambiamento, “la libertà dei siriani di scegliere chi li governa” erano già diventate priorità assolute.

Dal punto di vista ideologico, i Fratelli musulmani – il principale movimento islamista nella storia siriana – sarebbero i primi ad essere rigidamente contrari al secolarismo, ma non sembrano avere alcuna voce in capitolo nelle strade delle proteste.

La leadership rimane esiliata all’estero e, secondo Ammar, la loro presenza ufficiale non é percepibile nelle manifestazioni, poiché l’appartenenza al partito é punita con la pena di morte.

Nonostante non condivida gran parte delle idee dei Fratelli musulmani, il medico di Daraa si dice contrario al veto imposto sul partito di Hassan al-Banna e ricorda di aver esplicitato la sua posizione persino alle forze di sicurezza, durante un interrogatorio.

“Dissi loro: non vi credo quando dite che i Fratelli musulmani sono traditori, agenti segreti…Voi non siete diversi da loro per quanto riguarda la nazione [di appartenenza, ndr], lo siete solo per quanto riguarda il potere: se i Fratelli Musulmani avessero vinto la battaglia [per il potere, ndr], accuserebbero i ba’thisti di essere agenti segreti, e io non gli crederei ugualmente!”.

L’Islam diffuso tra i manifestanti, a parere di Ammar, non ha nulla a che vedere con l’Islam politico, è popolare, “proletario,” simboleggiato dalle note formule religiose, “Dio é il più grande”, trasformate in cori di protesta.

“E’ vero che questa forma di Islam può essere investita politicamente e che in Siria, [se ci fossero delle elezioni democratiche, ndr], le vincerebbe chi utilizza gli slogan islamici”, fa notare Ammar, che aggiunge: “Ma nessuno riuscirebbe a rimanere al potere sulla base degli slogan, senza risultati”.

Per avvalorare la sua tesi, il medico di Daraa ricorda l’esempio popolare di Erdogan, divenuto un islamista di successo grazie ai suoi risultati.

Ammar riconosce quindi il potere di mobilitazione della retorica islamica, in una formula capace di garantire miglioramenti, e quindi accettabile anche dai non musulmani.

Viene da chiedersi per quale motivo allora le minoranze – drusi, cristiani, alawiti – rimangano diffidenti o ostili alle manifestazioni guidate dalla maggioranza sunnita.

Il medico di Daraa ammette che alcune minoranze, specialmente i cristiani, temono di perdere le concessioni ottenute da questo “regime di privilegi”.

Allo stesso tempo, non riesce a comprendere le paure dettate dalla fede musulmana della maggioranza dell’opposizione: “Sono 1500 anni che la Siria è un paese musulmano, governato da musulmani, e non é mai successo nulla”.

Ammar esclude la possibilità di un conflitto religioso in Siria, convinto che, se ne stiamo parlando, è solo perché il regime si è impegnato a creare tensioni per dividere l’opposizione.

Numerosi attivisti condividono una simile lettura della situazione e accusano ad esempio il governo di aver ucciso il generale alawita di Homs, Al-Tillawi, il cui cadavere è stato rinvenuto a luglio, fatto a pezzi insieme a quelli dei figli. Il regime ha invece puntato l’indice contro dei gruppi non identificati di terroristi armati.

Secondo il medico di Daraa, l’opposizione rimane quindi unita, nonostante le diverse correnti ideologiche che la compongono e a dispetto dei tentativi di frammentarla su basi confessionali.

Ad ogni modo, é naturale che vi siano delle divergenze, soprattutto tra i due estremi: le frange più radicali islamiste e quelle che fanno del secolarismo un dogma.

Questi ultimi vengono soprannominati da Ammar i “secolaristi wahhabiti, poiché cristallizzano un’esperienza storica come i seguaci di Al-Wahhab”: “Uno dei problemi é che alcuni attivisti siriani hanno santificato la Rivoluzione francese e il pensiero giacobino, a prescindere dalla diversa intrepretazione della storia che caratterizza ogni società”.

Ad ogni modo, finché il regime rimarrà al potere, mi fa notare Ammar, le occasioni di dialogo continueranno a essere limitate, e così lo scambio di idee tra islamisti e secolaristi.

“Una volta parlai dal pulpito della libertà di culto, di espressione e di opinione, sancite dalla Costituzione del partito Baath,” ricorda a gran voce l’ex-predicatore, “le forze di sicurezza mi convocarono e mi chiesero perché insegnassi alla gente queste cose”.

“Non esiste nessuna Costituzione o legge, vogliono rimanere loro l’unica fonte di riferimento per la gente!”, conclude furibondo il medico di Daraa.

15 novembre 2011

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