Posts Tagged With: Rojava

La Siria sta a sud di Kobani? I media arabi reagiscono a una storia di resistenza curda

Analisi della reazione dei media arabi alla battaglia di Kobani (originariamente pubblicato su ArabMediaReport).

Dal 16 settembre scorso, è difficile che un telespettatore non sia al corrente dell’esistenza della cittadina curdo-siriana di Kobani (Ayn al-Arab in arabo) messa sotto assedio dai jihadisti dello Stato Islamico (noto in Occidente come ISIS), secondo il noto canovaccio adottato dalle piattaforme mediatiche per catalizzare l’attenzione del pubblico su un contesto a discapito degli altri: tra non molto, il destino di Kobani sarà probabilmente lo stesso delle altre città siriane sulle quali i riflettori si sono già spenti da tempo.

Il caso Kobani è stato innescato in primis dai media occidentali, che non si sono lasciati sfuggire l’occasione di ‘plasmare’ il paradigma della resistenza del mondo civilizzato (con tanto di donne combattenti) alla barbarie dell’ISIS. La copertura mediatica è stata senz’altro funzionale al successivo intervento NATO, come lo erano state, qualche mese addietro, le immagini dei curdi yazidi iracheni, costretti dai medesimi jihadisti ad asserragliarsi sul monte Sinjar.

Sempre di curdi si tratta in un contesto regionale dove i massacri di cui sono state vittime gli arabi non hanno suscitato la stessa indignazione occidentale né tantomeno sono riusciti a creare un casus belli per un intervento esterno ‘umanitario’ (si pensi al massacro perpetrato con degli armamenti chimici nei pressi di Damasco nell’agosto del 2013 o alle periodiche offensive israeliane su Gaza). La reazione dei media arabi al caso Kobani non si è fatta pertanto attendere e si è ramificata in tendenze alquanto diversificate: nel quadro geopolitico, la battaglia di Kobani è stata strumentalizzata per scagliarsi contro determinate potenze regionali, o analizzata alla luce delle sottese agende neo-colonialiste occidentali; in alcuni casi si è preferito ridurre le aspirazioni dei curdi al separatismo, in altri ci si è invece preoccupati di comprendere meglio la loro posizione nel conflitto siriano; altrove, si è cercato infine di attutire gli attriti esistenti proponendo delle storie di fratellanza arabo-curda, o si è contestata l’equazione mediatica tra ISIS e arabi, ma c’è anche chi ha optato per l’autocritica, riconoscendo ai curdi il diritto a prendere le distanze dalla ‘decadenza’ araba.

Kobani al centro degli scacchieri geopolitici

Su vari fronti, gli eventi di Kobani forniscono un’occasione d’oro per scagliarsi contro le politiche di Ankara, in un momento difficile in cui la posizione ambigua di Erdogan nei confronti dello Stato Islamico ha già incrinato i rapporti con Washington e destabilizzato il processo di pace in corso con i militanti curdi del Pkk.

Il quotidiano libanese Al-Safir, voce storica della sinistra panaraba vicina a Damasco, si affida alla penna di Mohammad Nureddin per castigare il “disorientamento (takhabbut)” delle politiche turche nei confronti della questione curda e del conflitto siriano.

Tuttavia, sono senza dubbio i media egiziani a toccare il fondo nelle invettive anti-Erdogan: alcuni tra i maggiori quotidiani e siti di informazione egiziani (tra cui Al-Shuruq e Al-Yawm al-Sabi’) dedicano infatti ampio spazio alla ‘bufala’ dei cori pro-Sisi, che sarebbero stati intonati dai curdi durante gli scontri con la polizia turca, nel corso di una manifestazione solidale con la resistenza di Kobani. Il caso nasce da un video pubblicato da un gruppo di sostenitori del presidente egiziano e dal loro fraintendimento della sigla ‘Isid‘ (Stato Islamico in turco) frettolosamente trasformata in ‘Sisi‘. A testimonianza della grossolanità in cui sono sprofondati i media egiziani in seguito all’ascesa al potere del feldmaresciallo, nessuno si è preoccupato di verificare la notizia e l’attenzione per Kobani è stata ispirata più dalla propaganda governativa che dalla reale intenzione di comprendere gli eventi in corso.

Alcune griglie di interpretazione della sinistra panaraba continuano poi a essere utilizzate per comprendere la strumentalizzazione mediatica dell’assedio di Kobani alla luce dei calcoli geopolitici dell’Occidente. Sul libanese Al-Safir si riconduce pertanto la resistenza curda alla resistenza del tessuto sociale e della conformazione geografica del territorio ai confini della Turchia moderna tracciati al tavolo degli accordi di Losanna (1923), o si discutono le nuove frammentazioni politiche ‘covate’ dalle potenze NATO, che si tratti di una “buffer zone” in Siria o di uno Stato curdo filo-occidentale.

La reale importanza strategica di Kobani e lo spauracchio dello Stato Islamico, che da mesi domina i media occidentali come una “bestia dalle capacità illimitate”, sono poi oggetto dello scetticismo di Abdullah Suleiman Ali (Al-Safir, 23 ottobre), che mette anche in guardia dall’esagerazione di media occidentali e curdi nel riportare il numero dei caduti tra le fila dei mujahidin. Si continua a propendere per la ‘cospirazione’ nascosta al grande pubblico, un piano a lungo termine di ristrutturazione del Medio Oriente di cui lo Stato Islamico continua a essere uno strumento fondamentale.

L’assenza totale di corrispondenti arabi e occidentali sul fronte dello Stato Islamico ha del resto legittimato un certo scetticismo nei confronti della copertura mediatica dell’assedio, in un campo di battaglia in cui l’unico contraltare alle fonti curde continuano a essere i video diffusi dalla formazione jihadista. Tra questi passerà sicuramente alla storia il reportage fatto realizzare all’ostaggio britannico John Cantlie il 28 ottobre, dove si sottolinea come i media si affidino ai comunicati della Casa Bianca e dei comandanti curdi, in assenza di reporter occidentali nelle aree controllate dallo Stato Islamico a Kobani. Detto ciò, è innegabile che i rapimenti e le decapitazioni dei reporter occidentali abbiano garantito allo Stato Islamico tale monopolio della copertura mediatica, il tutto a beneficio della già efficiente macchina propagandistica del ‘Califfato’.

La sproporzione tra l’attenzione mediatica e le dimensioni strategico-umanitarie dell’assedio di Kobani vengono anche criticate sui mezzi d’informazione più vicini all’opposizione siriana, seppur le conclusioni geopolitiche siano chiaramente diverse da quelle tratte dalle firme di Al-Safir.

Al-Jazeera riprende così l’ironia degli attivisti siriani e pubblica un articolo online dal titolo “La Siria si trova a Sud di Kobani?!” Si riporta quindi un’intervista rilasciata da Mohammad Amin, redattore del sito dell’opposizione Siraj Press, in cui viene ricordato come la conquista da parte dello Stato Islamico di territori ben più vasti di Kobani non abbia destato tale fermento mediatico. Le potenze occidentali mirano a estorcere denaro dalle capitali finanziarie del mondo arabo dietro il pretesto della minaccia jihadista e forse anche a distogliere l’attenzione dai massacri perpetrati dal regime siriano, secondo la lettura di Amin.

E se l’idea che Kobani abbia gettato nell’oblio i crimini di Damasco accomuna la maggioranza degli attivisti siriani, anche sul fronte opposto, quello del canale Al-Manar del partito sciita libanese Hezbollah, alleato fedele di Bashar al-Assad, si ritiene che l’assedio di Ayn al-Arab abbia favorito soprattutto gli interessi del regime baathista, che mantiene a distanza lo Stato Islamico e si prepara a raccogliere i frutti dei rapporti incrinatisi tra Ankara e Washington.

Comprendere le relazioni arabo-curde in Siria: verso una convivenza scevra da pregiudizi?

Al di là delle dinamiche geopolitiche, nei media arabi le azioni dei curdi continuano a essere talvolta inquadrate dalla lente pregiudiziale del separatismo.

Così un servizio prevalentemente equilibrato realizzato da Majid Abdul-Hadi per Al-Jazeerada Kobani viene intitolato dalla redazione qatarina “La battaglia di Kobani riporta in vita il sogno dei curdi di uno Stato che li unisca”, pur non presentando alcun’intervista a sostegno di tale tesi. Non manca poi la presa di distanza da “quella che alcuni curdi ritengono” l’oppressione storica derivata dalla condizione di etnìa priva di Stato nazione: una precisazione che non avrebbe di certo accompagnato un servizio sulle tribolazioni palestinesi.

Alcune icone di Al-Jazeera, come il conduttore del programma “La Direzione Opposta (Al-Ittijah al-Mu’akis)” Faisal al-Qasim, noto sostenitore dell’opposizione siriana, non hanno del resto mai nascosto le loro antipatie per le rivendicazioni curde. Anche la redazione della saudita Al-Arabiya, stando a quanto mi riportavano alcuni giornalisti curdi siriani che hanno avuto modo di collaborarci, non nasconde il suo scarso interesse per le aspirazioni nazionaliste quando commissiona dei servizi dalle regioni curde.

In alcuni casi, le emittenti più vicine all’opposizione siriana si sono però proposte di approfondire le posizioni dei curdi con l’intento di attenuare le tensioni con la comunità araba. In una puntata di “Seduta Libera (Jalsah Hurrah)” trasmessa dall’emiratina Alaan Tv, il conduttore si è preoccupato a buon diritto di confutare l’equazione, a volte piuttosto esplicita, tracciata da alcuni media, tra arabi e Stato Islamico, ricordando come diversi dei comandanti del ‘Califfato’ siano curdi e la maggioranza delle vittime mietute dalla formazione jihadista siano di fatto arabe.

L’equazione tra arabi e Stato Islamico è di fatti smentita dalla stessa propaganda dei seguaci di Abu Bakr al-Baghdadi, se si osserva il video “La Risoluzione del Ribelle (‘Azm al-Abaat)” dedicato all’assedio di Kobani, in cui vengono enunciati i principi fondanti dell’ideologia del nemico, il Pkk, combattuto in quanto ateo, socialista, fautore della promiscuità e dedito alla fondazione di uno Stato (non islamico) curdo, ma non sulla base dell’etnia dei suoi militanti. Nel video vengono poi dati alle fiamme alcolici e sostanze stupefacenti rinvenute nelle case degli abitanti di Kobani: nell’ottica fondamentalista, i curdi sono ben accetti a patto che si sottomettano alle norme draconiane del ‘Califfato’, e di fatti Ayn al-Arab (L’Occhio degli Arabi) viene ribattezzata Ayn al-Islam, senza alcun riferimento etnico.

Detto ciò, l’assenza di un discrimine etnico-linguistico a livello ideologico sia sul fronte jihadista che su quello nazionalista curdo – lo stesso Pkk sottolinea il carattere multi-etnico della sue strutture di “autogoverno (al-idara al-dhatia)” in Siria – non significa che non esistano dei combattenti animati da pulsioni razziste, in considerazione delle numerose conversazioni avute durante il mio ultimo soggiorno siriano (Apr-Ott 2013).

Le presunte intenzioni riconciliatorie della puntata sopracitata del programma di Alaan Tvsono però tradite dall’impostazione del dibattito con gli ospiti curdi siriani in studio: si tratta di una vera e propria raffica di domande inquisitorie, ispirate dai sentimenti anti-curdi raccolti nelle ‘strade’ arabe, senza alcun accenno allo sciovinismo diffuso in alcune frange dell’opposizione araba o alla minore resistenza incontrata dalle formazioni jihadiste nelle regioni arabe in confronto a quelle curde.

D’altro canto, c’è chi preferisce analizzare la questione curda alla luce di un’autocritica della propria comunità di appartenenza, piuttosto che tentare una riconciliazione o illudersi che non ci sia alcun nesso tra le società arabe e l’ascesa dello Stato Islamico. Succede così che il giornalista di Al-Safir Rabi’ Barakat conceda ai curdi il diritto a mantenersi immuni alla “decadenza (inhitat)” e all’“ignoranza” (volutamente definita jahiliyyah, in riferimento all’era pre-islamica) degli arabi, di cui ISIS sarebbe la perfetta incarnazione.

A prescindere dalla vicinanza di Al-Jazeera ai Fratelli Musulmani, alcuni dei collaboratori dell’emittente si sono inoltre distinti per un’analisi più lucida delle circostanze che hanno apportato una nuova linfa vitale alle istanze nazionaliste dei curdi di Siria, ben prima dell’assedio di Kobani, come nel caso di un articolo del 2 aprile del giornalista siriano Imad Mufarrij Mustafa: si parla infatti di una comunità curdo-siriana in bilico tra un’identità siriana da sempre negatale da Damasco e un’identità curda rafforzata di recente dalla militarizzazione e sfruttata dai maggiori partiti nazionalisti curdi iracheni e turchi (il Pdk di Barzani e il Pkk di Ocalan).

Persino Al-Arabiya ha più volte fatto ricorso ai risvolti sentimentali di alcune storie raccolte sul fronte di Kobani per limare le spigolose relazioni arabo-curde: è il caso del serviziodedicato a Bervin, combattente delle YPJ (l’ala femminile dei militanti del Pkk siriano) che rincontra suo padre in trincea dopo una lunga separazione. Nello stesso filone si inserice un’inchiesta ripresa dall’emittente algerina Al-Khabr (KBC), dove l’inviato si reca sulle tracce di Linda Chalabi, combattente algerina nelle fila delle YPJ di Kobani, che si sente in dovere di difendere la sua seconda patria, dove si era trasferita sette anni fa al seguito del marito curdo siriano e dove “il popolo curdo non l’ha mai fatta sentire un’estranea”.

In conclusione, risulta difficile individuare un approccio omogeneo nella copertura mediatica araba degli eventi di Kobani. Le rivendicazioni curde sono senz’altro diventate oggetto di dibattito su una serie di piattaforme influenzate da svariate correnti politiche, un dato in sè positivo alla luce della reticenza del secolo scorso, soprattutto se lo si unisce alla maggiore propensione all’autocritica della comunità di appartenenza, all’accento posto sulle esperienze condivise tra le due comunità e all’analisi scevra da pregiudizi delle dinamiche socio-politiche alla radice delle istanze nazionaliste curde.

Per quanto riguarda nello specifico l’assedio di Kobani, va inoltre riconosciuto ai media arabi di essersi astenuti dalla spettacolarizzazione propria della copertura occidentale: ci si è continuati a occupare dei massacri in corso nelle altre città siriane, dove la stragrande maggioranza delle vittime non hanno la ‘fortuna’ di appartenere a una minoranza, e non si è trasformata la cittadina curda in un’icona nemmeno troppo implicitamente xenofoba della resistenza contro la barbarie arabo-islamica.

Advertisements
Categories: Kurdistan, media arabi, Medio Oriente, Siria | Tags: , , , , | Leave a comment

Kurdish YPG recruiting Arab loyalists to fight jihadists in Syria

The Democratic Union Party (PYD) has reportedly established Arab brigades made up of regime loyalists…

In the original draft of the below mentioned article there was also this passage which is still worth of interest: 

“Politically, the space given to Arabs is criticized by the PYD’s Kurdish rivals as a mere facade concocted by the regime. “The representation of Arabs in the new government remains a ‘decor’ featured by figures like [the head of the agricultural committee] Saleh al-Zuba’i, who was the secretary of the Hasakah’s branch of the Movement of Arab Socialists, a member of the regime-backed National Progressive Front,” member of the political bureau of the Barzani-backed Kurdistan Democratic Party of Syria (PDKS), Muhammad Isma’il, told Al-Monitor in a Skype interview from Qamishli”

Another prominent pro-regime figure which has been coopted by the PYD is Shaykh Humaydi Daham al-Jarba, who is now the president of the al-Jazirah canton in the government of Rojava (he is known for leading the Jaysh al-Karama, a pro-government Arab militia, and recognizing Bashar al-Asad as the only legitimate Syrian president in spite of the establishment of Rojava). 

(in the photo: Hawas Jammo and Osama Jasim al-Karot, two well-known pro-regime Arabs who joined the YPG in Ras al-‘Ayn)

Syrian Kurds recruit regime loyalists to fight jihadists

two Arab shabbiha join YPG source kurdistanabinxete

According to local Arab and Kurdish sources, the Democratic Union Party (PYD) has been enlisting Arab loyalists in its armed wing, the People’s Protection Units (YPG), in a bid to boost its credibility among Arabs and join efforts with the Syrian regime on the battleground against the opposition. This military strategy was reportedly accompanied by some intense consultations held in Qamishli between the regime and its Arab allies immediately before the formation of the PYD-led autonomous government on Jan. 21.

On Nov. 2, Rihab News reported that the Arab Brigade of the Free Patriots joined the YPG in Ras al-Ain, northwest of Hassakeh. The brigade’s commander Hawas Jammo and another of its fighters, Osama Jasim al-Karot, are known to be regime collaborators who attacked anti-regime demonstrators in 2012, according to the Rihab News report and local Kurdish activists and journalists who spoke with Al-Monitor.

http://www.al-monitor.com/pulse/ar/contents/articles/originals/2014/02/pyd-kurds-syria-regime-assad-autonomy.html

Errata corrige (29/04/2018): The text is now available here http://www.mesop.de/syrian-kurds-recruit-regime-loyalists-to-fight-jihadists/ as Al-Monitor’s archives are undergoing a reconstruction. I’ve asked today to amend the following passage.

“A pro-YPG Kurdish activist from Ras al-Ain, who wished to remain anonymous, told Al-Monitor via phone that it is possible that “there was not enough popular support for the regime to set up an NDA branch in Ras al-Ain, [so] it chose a limited option under the banner of the YPG.”

I don’t think it’s completely accurate to refer to this source as “pro-YPG”. He was in favor of the YPG presence in Ras al-Ayn, against the presence of most Arab Islamist opposition factions there, but he was also actively involved with the Azadi party (part of the anti-PYD bloc, which was closer to Barzani). Probably more accurate to describe him as a Kurdish activist only.

Categories: Kurdistan, Syria | Tags: , , , , , , , , , | 3 Comments

Kurdish to be taught in Syria

The Syrian regime has offered another carrot to the Kurdish minority: the Kurdish language as a university course…

(In the photo: a recently opened center for the learning of Kurmanji in Amuda)

Syrian government introduces Kurdish in universities

S1070001

The Kurdish regions of Syria are increasingly isolated from the rest of the war-ravaged country. While the regime keeps shelling strongholds of the mostly Arab rebels, it allowed the Kurds to form a transitional autonomous administration in November 2013. After more than 50 years of Baathist discrimination, the Kurds achieved what was completely inconceivable a year ago: the introduction of their language in state-run universities, announced Dec. 18. In November 2012, the Ministry of Education had ordered the temporary closure of all schools where the Kurdish language had been introduced upon an initiative of the Kurdish parties in the northeastern province of Hasakah.

Kurdish instruction in Syria is still an imperfect practice, limited to universities and using the Arabic alphabet, while Syrian Kurds use Latin letters. It is also widely perceived as a tactical move to win the support of the Kurds and the international community ahead of the Geneva II conference. Nonetheless, this academic reform is a positive indication of the capability of the Kurds to reverse the hostility of the regime toward their cultural and political demands. Kurdish nationalist aspirations have been omnipresent throughout the uprising, and the Kurdish public has largely come to accept an entente with the government for the sake of Kurdish interests.

http://www.al-monitor.com/pulse/ar/contents/articles/originals/2014/01/syria-kurds-pyd-kurdish-geneva.html

Categories: Kurdistan, Syria | Tags: , , , , , , , | Leave a comment

Yazidis benefit from Kurdish autonomy in Northeast Syria

How Syria’s Yazidi community sees an opportunity to revive its identity on the tails of rising Kurdish power in the country’s northeast. 

Yazidis Benefit From Kurdish Gains in Northeast Syria

View of Yezidi temple in Lalish some 50 km north from Iraqi city of Mosul May 11, 2003. The Yezidi religion, seen by its followers as the original Kurdish faith, is believed to date back several thousand years and blends ideas from sources as diverse as Zoroastrianism, Islam and Christianity. REUTERS/Shamil Zhumatov REUTERS SZH/AS - RTRNBQ2

View of Yezidi temple in Lalish some 50 km north from Iraqi city of
Mosul May 11, 2003. The Yezidi religion, seen by its followers as the
original Kurdish faith, is believed to date back several thousand years
and blends ideas from sources as diverse as Zoroastrianism, Islam and
Christianity. REUTERS/Shamil Zhumatov REUTERS
SZH/AS – RTRNBQ2

AMUDA, Syria — “Some years ago I tried to open a bus company and call it Roj, which in Kurdish means sun,” said Adnan Ammo, a 50-year-old farmer from Merkeb. “I was summoned by political security for a suspected connection with Roj TV [one of the satellite channels affiliated to the Kurdistan Workers’ Party (PKK)]. Even after I explained to them that I am Yazidi and we venerate the sun, they forced me to change the name. I proposed Judi, the name of my son, but that was rejected too, as it’s a Kurdish name. In the end we had to shut down the activity.”

The followers of the Yazidi religion have been historically discriminated against on both ethnic and religious grounds, being part of a Kurdish pre-Islamic sect. The Yazidi faith is currently exposed to the risk of extinction, as expatriates tend to neglect its traditions and a growing number of Yazidis are leaving Syria to escape radical Islamists. On the other hand, most Kurdish parties seem to bank on the revitalization of the Yazidi identity in order to back historical land claims and belittle the Islamization of Kurds, as part of an opposition to Islamist brigades.

http://www.al-monitor.com/pulse/ar/contents/articles/originals/2013/10/syria-yazidi-minorities-kurds.html

Categories: Iraq, Kurdistan, Syria | Tags: , , , , , , , , | Leave a comment

Syria: Arab opposition’s agreement with Kurds irrelevant without PYD

An article I wrote for Al-Monitor on the agreement achieved between the Syrian National Coalition and the Kurdish National Council in Sept. 2013 (the one where they finally reached an understanding on renaming the Syrian “Arab” Republic as Syrian Republic…though conditions applied, ,making it an agreement void of any meaning…). 

Syrian Opposition, Kurd Agreement Irrelevant Without PYD

Syrian Kurd Syrian opp agreement source kurdpress

QAMISHLI, Syria — The Syrian National Coalition (SNC) approved on Sept. 16 the first agreement to incorporate a major Kurdish bloc, the Kurdish National Council (KNC). Despite reservations on both sides, the two groupings are supposed to meet to announce the alliance officially by the end September

However, on Sept. 8, the KNC reached a separate deal with the other main Kurdish alliance — the People’s Council of West Kurdistan (PCWK) — which is affiliated with the Democratic Union Party (PYD), to draft the constitution of a transitional Kurdish government to be elected 4 to 6 months later.

http://www.al-monitor.com/pulse/ar/contents/articles/originals/2013/09/pyd-snc-knc-syria-kurds.html

Categories: Iraq, Kurdistan, Syria | Tags: , , , , , | Leave a comment

Dissent and Exodus in Syrian Kurdistan (Rojava)

Here’s an article I wrote for Al-Monitor while I was in Syria in early September 2013. It deals with the PYD’s policies as the party was struggling to contain a massive exodus…

Syrian Kurdish Party Struggles With Dissent, Exodus

Syrian refugees, fleeing the violence in their country, wait to cross the border into the autonomous Kurdish region of northern Iraq, August 21, 2013.  The government of Iraqi Kurdistan has set an entry quota of 3,000 refugees a day to cope with an influx of Kurds fleeing the civil war in Syria, but there are signs many more are still coming in, aid agencies said on Tuesday. REUTERS/Thaier al-Sudani (IRAQ - Tags: CIVIL UNREST POLITICS SOCIETY IMMIGRATION) - RTX12SKT

Syrian refugees, fleeing the violence in their country, wait to cross the border into the autonomous Kurdish region of northern Iraq, August 21, 2013. The government of Iraqi Kurdistan has set an entry quota of 3,000 refugees a day to cope with an influx of Kurds fleeing the civil war in Syria, but there are signs many more are still coming in, aid agencies said on Tuesday. REUTERS/Thaier al-Sudani (IRAQ – Tags: CIVIL UNREST POLITICS SOCIETY IMMIGRATION) – RTX12SKT

AMUDA, Syria — On Aug. 17, between 5,000 and 8,000 Syrian Kurds fled their country following the reopening of the Pesh Khabur border crossing between Syria and Iraqi Kurdistan. On Aug. 21, the mass exodus prompted the de facto Syrian Kurdish authorities — the Kurdish Supreme Commission (KSC), which is dominated by the Democratic Union Party (PYD) — to implement a resolution issued in April to block emigration with the exception of certified medical reasons.

PYD officials claim the decision was taken to counter a plot aimed at changing the demographic balance of these regions at the expense of Kurds, while calling on locals to remain in Syria and exploit this unique chance to achieve Kurdish autonomy.

http://www.al-monitor.com/pulse/ar/contents/articles/originals/2013/09/syria-exodus-kurds-iraqi-kurdistan.html

Categories: Iraq, Kurdistan, Syria | Tags: , , , , , , , | Leave a comment

Create a free website or blog at WordPress.com.

Exiled Razaniyyat

Personal observations of myself, others, states and exile.

Diario di Siria

Blog di Asmae Dachan "Scrivere per riscoprire il valore della vita umana"

YALLA SOURIYA

Update on Syria revolution -The other side of the coin ignored by the main stream news

ZANZANAGLOB

Sguardi Globali da una Finestra di Cucina al Ticinese

Salim Salamah's Blog

Stories & Tales about Syria and Tomorrow

invisiblearabs

Views on anthropological, social and political affairs in the Middle East

tabsir.net

Views on anthropological, social and political affairs in the Middle East

SiriaLibano

"... chi parte per Beirut e ha in tasca un miliardo..."

Tutto in 30 secondi

[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Anna Vanzan

Views on anthropological, social and political affairs in the Middle East

letturearabe di Jolanda Guardi

Ho sempre immaginato che il Paradiso fosse una sorta di biblioteca (J. L. Borges)