Posts Tagged With: humanrights

In solidarietà con Ashraf Fayadh

Featured Image -- 2082#FreeAshraf

Riprendo le parole di Chiara Comito di “editoria araba” per offrire un riassunto sulla vicenda del poeta palestinese Ashraf Fayadh. Condivido anche l’elenco degli appuntamenti italiani di quest’oggi che fanno parte della campagna internazionale Life and Freedom for Ashraf Fayadh – Wordwide reading, oggi in contemporanea in 43 paesi per parlare del caso dell’artista condannato alla pena capitale in Arabia Saudita.

Pubblicherò anche le poesie tradotte in italiano da Jolanda Guardi, Silvia Moresi, Caterina Pinto, Simone Sibilio, Alessandro Buontempo, e Aldo Nicosia

Chi volesse leggere la sentenza di primo grado contro Ashraf, diventata condanna di morte, può farlo qui (link inizialmente pubblicato su “letture arabe” di Jolanda Guardi).

IL CASO DI ASHRAF FAYADH

Del caso di Ashraf ha scritto Chiara Comito qualche giorno fa su Internazionale:

“Poeta, artista e curatore d’arte, Ashraf Fayadh da circa due anni si trova in carcere ad Abha, in Arabia Saudita, con l’accusa di apostasia, di offesa alla morale saudita e di aver diffuso idee ateiste con la sua raccolta di poesie intitolata Al taalimat bi al dakhil (Le istruzioni sono all’interno), pubblicata a Beirut nel 2007 dall’editore libanese Dar al Farabi.

Nel novembre del 2015 un tribunale saudita l’ha condannato alla pena di morte per decapitazione, respingendo così il verdetto precedente di un altro tribunale, che gli aveva inflitto quattro anni di detenzione e 800 frustate.

Trasformazioni radicali

Ashraf Fayadh è nato in Arabia Saudita, dove vive e lavora, da una famiglia di origine palestinese. Fa parte del collettivo di artisti anglosauditi Edge of Arabia, che promuove l’arte araba e saudita contemporanea, con cui ha curato la mostraRhizoma alla Biennale di Venezia del 2013. Fayadh è stato anche il curatore di un’altra mostra, Mostly visible, esposta nel 2013 a Jeddah. Mostly visible era un’esposizione indipendente, autoprodotta e creata dal basso, che riuniva una ventina di artisti sauditi dai 18 ai 45 anni e che aveva come obiettivo quello di “promuovere la scena artistica saudita, ancora effervescente e giovane, e far sì che lo sviluppo dell’arte contemporanea in Arabia Saudita diventi mostly visible”, cioè esca dall’ombra.

Ashraf era, ed è tutt’ora, molto conosciuto nel circuito artistico saudita indipendente. Era, ed è conosciuto nella città di Abha, diventata un centro importante per la produzione artistica locale. Su Rhizoma aveva detto: “Il nostro obiettivo è fornire una visione chiara delle trasformazioni radicali vissute dall’arte saudita, che oggi è più in connessione con le sue radici, con una cultura più genuina, rappresentata dalla consapevolezza delle diverse condizioni di vita in Arabia Saudita”.

Le notizie circa i reati di cui è accusato sono confuse, a volte contraddittorie. Secondo l’organizzazione Pen international, che difende gli scrittori e gli intellettuali oggetto di pressioni e minacce, Fayadh sarebbe stato denunciato da un uomo con cui nel 2013 aveva avuto una discussione in un caffè di Abha per questioni artistiche. Sempre secondo Pen, i sostenitori di Fayadh ritengono che il poeta sia stato punito per aver postato su YouTube un video in cui era ripreso un esponente della polizia religiosa saudita che frustava un uomo in pubblico.

Altre accuse lo indicano colpevole del reato di aver intrattenuto relazioni illecite con alcune donne, le cui foto sarebbero state trovate sul suo cellulare. In questo caso Fayadh aveva spiegato che si trattava di foto scattate durante un’esposizione artistica a Jeddah. Secondo l’attivista per i diritti dei migranti Mona Kareem, citata da The Guardian, Ashraf starebbe invece pagando per le sue origini palestinesi”.

(Chiara Comito)

Questa lettura continua qui.

 

Tutte le poesie tradotte per i reading di oggi le potete leggere nel pdf  scaricabile gratuitamente a questo link.

Le poesie che seguono sono tratte da “Le istruzioni sono all’interno”, di Ashraf Fayadh, Dar al Farabi, Beirut 2007.

Tratto da “In merito al petrolio nel sangue” (Traduzione di Simone Sibilio)

 Globuli neri di petrolio

circolano tra le tue cellule

e riescono a liberarti laddove neanche la tua nausea vi riuscì

che male o danno può mai arrecare il petrolio

se non inquinare l’aria di una miseria che si lascia alle spalle

e il giorno in cui s’anneriranno quei volti

di chi scoprirà un nuovo giacimento

e il tuo cuore si gonfierà

così che dalla tua anima

eromperà petrolio

per il bene comune,

quella, del petrolio sarà la promessa, una promessa esaudita,

la fine.

 

Le tre leggi della Patria (Traduzione di Silvia Moresi)

Prima legge:

 Ogni Patria pacifica ….o in guerra costante…

Ogni Patria che, giorno dopo giorno,  senza lamentarsi viene calpestata dai tuoi piedi…

diventa nel cuore…qualcosa su cui l’esilio esistenziale non ha influenza…

e che gli toglie importanza.

 

Rappresentazione (Traduzione di Jolanda Guardi)

Un uomo e una donna che indossa la ‘abaya legale fermi ai piedi

del monte.

Un corvo li osserva dall’alto ed è come vedesse se stesso

allo specchio in compagnia di un uomo che non ama…

Un uomo che non sa che Ibn Firnās era una barzelletta storica

di cui nessuno ride eccetto un corvo che non è obbligato

a sognare di volare!

 

L’ultima stirpe di rifugiati (Traduzione di Caterina Pinto)

[…]

L’asilo: stai in piedi in fondo alla fila

per avere un tozzo di patria.

Stare in piedi: una cosa che faceva tuo nonno… senza conoscerne la ragione!

e il tozzo: tu!

La patria: un tesserino messo dove tieni i soldi.

E i soldi: fogli su cui son raffigurate le immagini dei leader.

E l’immagine: prende il tuo posto fino a che ritorni.

E il ritorno: un essere mitico… che si legge nei racconti della nonna.

Fine della prima lezione.

Mi rivolgo a te perché impari la seconda: qual è… il tuo significato?

Nel giorno del Giudizio… stanno in piedi, nudi.

Mentre voi nuotate in condotti fognari

spaccati.

Scalzi… fa bene ai piedi

ma non fa bene alla terra.

 

Per voi ergeremo pulpiti… e faremo conferenze.

E la stampa scriverà su di voi in modo decente.

Verrà sviluppato un nuovo composto… per eliminare lo sporco

ostinato

e solo a metà del prezzo.

Affrettatevi per ottenere metà della quantità.

Perché la crisi idrica è molto grave.

[…]

I READING

L’elenco dei reading di oggi, città per città, è consultabile sul blog “editoria araba” e sul sito Internet di Amnesty International Italia, che anche ha sostenuto l’iniziativa.

#freeAshraf è l’hashtag se volete condividere foto, video e post degli eventi di oggi sui social media.

Categories: Arab Gulf, Palestine, Uncategorized | Tags: , , , , | Leave a comment

Lebanon’s hypocritical war on whoredom

Prostitution_in_Asia

This is a piece I wrote for Hibr, a Lebanese Arabic-English youth-run monthly, back in 2010. “Prostitution is theoretically still legal in Lebanon”, as it’s shown on Wikimedia’s map (in light green, while blue stands for the ban on pimping and brothels and dark green for an absolute ban), but the reality is far from being regulated and there is large room for exploitation. Another case to support the legalization of prostitution.

www.suckedlemon.com/wp-content/uploads/2011/08/Hibr-issue-15-WEB.pdf

Lebanon’s hypocritical war on whoredom 

Prostitution is theoretically still legal in Lebanon. The specific law regulating brothels was issued in 1931 and it was never abrogated. However, the last licenses for brothels date back to before the civil war. Also, prostitution is actually prosecutable according to article 523 of the Penal Code, which provides for prison sentences of up to one year for the sex workers, and article 525, which provides for imprisonment of up to two years for their pimps. However, Internal Security Forces (ISF) Major Elie al-Asmar says that when a sex worker is a victim of human trafficking, she is not prosecuted, but transferred to a rehabilitation center after the approval of the General Prosecutor.

Difficult backgrounds

Unfortunately, the picture is more complex than this. Hiba Abou Chakra, a social worker from Dar al-Amal, one of the few Lebanese NGOs supporting sex workers, explains that the girls working on the streets frequently come from difficult family backgrounds, some of them being part of a family working in prostitution. Therefore, if the pimp is the sex worker’s husband or a relative, she would be less inclined to reveal his identity. Moreover, the girl will be arrested, even if she willingly became a prostitute out of survival. ThePenal Code, conceived to punisha crime, fails to grasp the troubled social fabric of sex workers.

“Artists” & “barmaids”

The same lack of understanding applies to the criteria regulating the “undercover” distribution oflicenses among sex workers. The General Security is responsible for handing over “artist” visas to theforeign prostitutes working in the ‘Super Nightclubs’ of Maameltein, while the ISF distributes “barmaid” working permits to those girls enticing clients inside bars. The conditions for such a license include a clean criminal record, health check-ups, a contract between the girl and the bar owner and, if married, a written agreement from her husband, explains Maj.al-Asmar. The possibility that the husband could be at the same time her pimp is not taken inconsideration. In addition, the supposedly uncompromising nature of this “war on whoredom” is in fact debatable.“The nightclubs’ owners cannot obtain licenses for sex workers and it remains theoretically forbidden to receive clients in hotels,” points out Abou Chakra, “but the State knows perfectly that, if willing to investigate, it would find clients and even condoms inside these hotels.” For this reason, “Dar al-Amal doesn’t believe in the need to legalize new brothels,” concludes Abou Chakra. “It is possible to create a legal framework for the already existent places.”Quite predictably, Maj. Al-Asmar refutes these accusations. “If we find that a girl works as a prostitute, we arrest her and the manager of the bar,” he clarifies. “We don’t give licenses to cover prostitution.” Nevertheless, if the girls were working exclusively as artists or bartenders, the mandatory health check-ups every three months, including HIV tests, would seem rather over-attentive. “We are doing medical check-ups on the girls because they are exposed to the risk of working as prostitutes, ”admits Maj. al-Asmar.

The case for legalization…

When asked about the advantages of a hypothetical return to legalization, Maj. al-Asmar warily recognizes that, security-wise, it would make it easier to monitor the places where prostitution is practiced. In addition, the law issued in 1931 took into account the girls’ working conditions. Medical checks were mandatory twice a week, not every three months, and the rights of sex workers to receive medical assistance were meticulously regulated (art. 22 ff.); the girls were free to leave their job at any moment (art. 21), whereas today, they might face threats from the pimps and risk being arrested for disclosing their profession; and the site of each brothel was determined by the competent authorities, as long as it had met the required hygienic standards (art. 7).

…and for amendments

On the other hand, the 1931 law is outdated; hence Dar al-Amal is preparing an amended draft law to submit to the Parliament. This law aims to improve protection from sexually transmitted diseases within brothels, and increase sanctions against the perpetrators of violence against sex workers and those who hire underage girls. Any ideal draft law should also eliminate restrictions on the time the girls may spend outside the brothel (art. 19): limited freedom of movement is still the case of those sex workers dwelling in hotels near the ‘Super Nightclubs’ in Maameltein. According to the Minnesota Post (June 2010), Lebanese directives require women to be in the ‘Super Nightclubs’ between 8 pm and 5 am, but between 5 am and 1 pm they are usually locked in their hotels by the club owners.

A legal & political minefield

Considering the hardships faced by sex workers due to the lack of a legal framework, the Parliament needs to address the situation urgently. In the end, the security forces are merely adhering to the flawed legal guidelines they are given. The legal project carried out by Dar al-Amal could change the status quo “but we’re not expecting a significant response to our initiative, considering the influence of religious leaders in Lebanon,” Abou Chakra admits bitterly. “And then, some people are opposed to the idea in itself of prostitution; they believe that [by legalizing it] we are accepting violence against women.” Conversely, sex workers are currently exposed to any sort of abuse, due to their illegal status. “The kind of services sex workers are in need of range from medical and legal assistance to financial support for their kids,” stresses
Abou Chakra. The current legal framework grants them a medical check-up every three months, nothing more.

 

Categories: Lebanon | Tags: , , , , , , | Leave a comment

Blog at WordPress.com.

Exiled Razan رزان في المنفى

Personal observations on myself, others, states, and exile. شوية خواطر في المنفى

Diario di Siria

Blog di Asmae Dachan "Scrivere per riscoprire il valore della vita umana"

YALLA SOURIYA

Update on Syria revolution -The other side of the coin ignored by the main stream news

ZANZANAGLOB

Sguardi Globali da una Finestra di Cucina al Ticinese

invisiblearabs

Views on anthropological, social and political affairs in the Middle East

AnthrObservations

A blog about understanding humanity- by G. Marranci, PhD

tabsir.net

Views on anthropological, social and political affairs in the Middle East

SiriaLibano

"... chi parte per Beirut e ha in tasca un miliardo..."

Tutto in 30 secondi

[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Anna Vanzan

Views on anthropological, social and political affairs in the Middle East

letturearabe di Jolanda Guardi

Ho sempre immaginato che il Paradiso fosse una sorta di biblioteca (J. L. Borges)