Domenico Quirico e l’orientalismo facile sull’onda emotiva

Un paio di riflessioni suscitate in me dal reportage pubblicato su La Stampa, in seguito alla liberazione di Domenico Quirico. Con tutto il rispetto per la lunga esperienza di Quirico e la sua terribile prigionia, ritengo che alcuni passaggi (forse scritti a caldo) se li sarebbe potuti risparmiare. Per un pubblico italiano abituato a sentir parlare di Siria quando gli Americani intendono bombardare e quando un giornalista famoso viene liberato dai suoi rapitori, le parole di Quirico rappresentano una delle poche preziose fonti d’informazione. In questo caso mi sembra che il lungo articolo comparso su La Stampa, al di là dell’indubbio talento narrativo di Quirico, sia un pastone di stereotipi orientalisti e riproposizione di uno scontro di civiltà cristiano-musulmano che ha poco o nulla a che vedere con la rivoluzione siriana.

Riprendendo alcuni passaggi:

“Erano dei ferventi islamisti che pregavano cinque volte al giorno il loro Dio in modo flautato e dotto”

Continuare a ripetere il LORO Dio nel corso di tutto l’articolo come a sottolineare che quello non sarà mai il tuo Dio, per avvalorare la tesi di un inconciliabile disparità tra le fedi. Sorvolo su come Quirico possa capire che lo pregano in modo “flautato e dotto”, non conoscendo l’arabo…

“Nessuno ha avuto verso di me una manifestazione di quella che noi chiamiamo pietà, misericordia, compassione. Persino i vecchi e i bambini hanno cercato di farci del male. Lo dico forse in termini un po’ troppo etici, ma veramente in Siria io ho incontrato il paese del Male.”

Il Paese del Male? Ma forse hai incontrato le persone sbagliate, no? Personalmente, in Siria, come in molti altri contesti mediorientali ho quasi sempre riscontrato un’ospitalità immensa, lontana dalla ponderata “misura” dei favori elargiti in contesto occidentale. Al momento mi trovo ospite di una famiglia siriana da quattro mesi, è come se fossi uno dei loro figli. Non sarebbe il caso di contestualizzare, sottolineare che si tratta di gruppi armati e non omologare tutto il popolo siriano, donne e bambini compresi, sotto una definizione sentenziosa di “Paese del Male”?

“oppure una terribile forma di lotta praticata nei paesi arabi in cui tutto è permesso… “

Eh sì, ci ha preso proprio gusto, perché non aggiungere che un tagliagole è spuntato all’orizzonte in groppa a un cammello?

“È la storia di due cristiani nel mondo di Maometto e del confronto di due diverse fedi: la mia fede semplice, che è darsi, è amore, e la loro fede che è rito.”

La Siria è il mondo di Maometto? Quindi alcuni gruppi armati di ferventi islamici riducono un Paese caratterizzato dalla varietà etnico-confessionale a una “terra di Maometto”? I cristiani, gli alauiti, i curdi, i drusi sono tutti abitanti della terra di Maometto, senza nessuna distinzione?

Mi stupisco che Quirico non sia al corrente del fatto che nell’Islam non esista solo la componente rituale e che la particolare interpretazione di questa religione di cui si fanno promotori questi gruppi armati non è condivisa da tutti i musulmani. Il messaggio che passa è la solita contrapposizione tra cristianesimo e Islam, omologato sotto un’aurea fondamentalista, senza sfumature. Quirico uomo di Dio portatore di un messaggio d’amore e il bruto saladino con la sua religione predicata a suon di kalashnikov. Mi tornano in mente i commenti dei lettori delle varie testate italiane all’annuncio della morte di Vittorio Arrigoni, della serie “vedi? chi gliel’ha fatto fare di andare ad aiutare i barbari, se tanto poi ti ricompensano in questa maniera.” Non penso le reazioni del lettore medio de La Stampa siano state molto diverse, specie di fronte a un inviato, Quirico, che annuncia di essersi recato in Siria per comprendere il dolore vivendolo in prima persona. “Guarda come l’hanno trattato e lui era lì per loro, i ribelli musulmani…che bestie.”

Per una volta, non è possibile rinunciare al fascino del determinismo culturale e osservare i rapitori per quello che sono: dei gruppi armati alla ricerca di soldi, tanto quanto le FARC colombiane e l’IRA nord-irlandese (in contesti a maggioranza cristiana)?

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14 thoughts on “Domenico Quirico e l’orientalismo facile sull’onda emotiva

  1. concordo con ogni singola osservazione

  2. Giacomo

    Sottoscrivo tutto… aggiungerei una nota sul passaggio dell’articolo in cui Quirico racconta il suo stupore nel vedere che i siriani che lo tengono prigioniero bevono il mate dalla mattina alla sera. Mi fa quasi ridere che un “affermato giornalista” ammetta così candidamente, tra le righe, la superficialità della propria preparazione. In Siria il mate si beve da almeno un secolo (non ad Aleppo, ma sulla costa, a Damasco e in altre città sì) ed è un’abitudine importata dai migranti che tornavano dal Sud America. E se una persona mastica un minimo di cultura siriana lo sa, a Damasco – per dire – il mate lo vendono ovunque. Mi chiedo con quale arroganza si va in un paese in guerra pretendendo non solo di di capire, ma di raccontare e spiegare agli altri quello che succede, se non si ha neppure un minimo di familiarità con la cultura della sua gente?

    • Andrea Glioti

      Si, Giacomo, la nota sul mate e un’altra prova che questo, come tanti altri inviati di guerra, si e’ trovato in un Paese come un altro solo per raccontare un conflitto, senza conoscere assolutamente il contesto…

  3. Andrea, hai dimenticato il capo “seduto come un pasha”… 🙂

    • Andrea Glioti

      eheheh si’, Lorenzo, altra perla, ha snocciolato le quattro immagini perfette da mille e una notte…(a parte vari errori di grammatica e un pezzo scritto in un italiano che non e’ proprio degno di uno considerato uno dei migliori giornalisti in Italia).

  4. Foon Cri

    Tra le altre cose è triste osservare come certi discorsi “manichei” vengano amplificati, probabilmente perché propedeutici ad altri discorsi, senza che ci sia alcuna forma di seria critica — nella migliore delle ipotesi spero solo per colpa di una sorta di “educata sensibilità” nei confronti di una vittima.

    • Andrea Glioti

      concordo, nella migliore delle ipotesi e’ proprio il rispetto per l’esperienza di Quirico che tiene a distanza le critiche, ma continuo a essere convinto che la prigionia non giustifichi il messaggio trasmesso.

  5. lucilla

    assolutamente d’accordo con la sua linea di pensiero .l’informazione tende troppo a generalizzare e separare perché ci debba essere sempre – un nemico da combattere -..Non credo affatto nei Paesi buoni e cattivi anzi….. quando penso ad un Paese altamente pericoloso al nostro pianeta penso sempre agli USA. ho ascoltato l’intervista a Quirico da parte del suo direttore il giorno dopo il suo ritorno in Italia .ho avuto la sensazione di vedere un uomo , più che un giornalista ,poco lucido perchè ancora troppo scosso e provato. l’unica cosa che, però, ho veramente apprezzato è stato il suo rifiuto a tutto ciò che è odio e spirito di vendetta e il messaggio che un’esperienza negativa deve trasformare un uomo in un essere migliore altrimenti non avrebbe senso averla vissuta .

    • Andrea Glioti

      Ecco appunto, se Quirico si fosse preso qualche settimana per riflettere avrebbe magari scritto-detto qualcosa di molto piu’ interessante.

  6. Simona Fila

    Andrea, analisi lucida e critica sapiente di scivoloni anti islam e proassd che mi hanno lascato allibita. ” aggiungo anche la cit “iin Syria anche i vecchi e i bambini gioiscono a essere cattvi”. Sono stata in syria 3 volte negli ultimi 5 mesi e Quirico non sa nemmeno di cosa stia parlando.Sparare sulle frange più deboli e vittime della tragedia è qualcosa di ignobile e non giustificabile.

    • Andrea Glioti

      Si, quella dei bambini e dei vecchi, stento a capirla, cosa mai gli avranno fatto lo sa solo lui…
      Anche la mia idea di Siria, nonostante tutta la violenza in corso, e’ molto diversa e non penso si possa estendere il comportamento di alcuni carcerieri e farne uno specchio dei valori di un popolo, e’ assurdo.

  7. Domenico

    l’orianafallacismo è dilagante

  8. Anonymous

    grazie davvero

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