Al di là dei corpi distesi. L’irresponsabilità dei padroni della moralità.

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La polvere dell’Ida ricopre i loro corpi. Rassègnati. (da “Ecuba”, Euripide)

Tante volte ho provato a trovare le parole per i massacri nella Ghuta compiuti lo scorso 21 Agosto. Un attacco chimico che ha ricordato quello compiuto da Saddam Hussein contro i curdi nel 1988 a Halabja. La Ghuta oggi conta millequattrocento morti, pressappoco.

Pensavo fosse una spontaneità morale pensare a cosa è successo, aldilà dell’affannarsi nel cercare le migliori prove e poter accusare l’Agente del massacro. Eppure il mio cursore del mouse lampeggia impaziente nella sua confusione, perché non è solo della Ghuta a est di Damasco che mi ritrovo a parlare. Mi ritrovo a parlare di quello che è cambiato al di fuori dei confine siriani dal Marzo 2011. Non è difatti solo la Siria a essere cambiata.

Si fa presto a perdere la cognizione temporale di reiterati crimini di guerra, stemperati nella monotonia delle notizie. Quanto importante per me è stata l’atrocità di questo Maggio in Iraq, considerato il mese più sanguinoso? È capitato anche a me di ragionare per “complotti mediatici”, e di credere che fossero soprattutto in funzione anti-siriana: perché troppi non hanno fatto altro che appoggiare il potere di stato al fine autocompiaciuto di sfoggiare la loro astorica coerenza in un’ideologia “anti-imperialista”. Gli imperi infatti, signore e signori, oggi si trovano solo ad Occidente…

Si dirà che è normale empatizzare maggiormente con i paesi in cui abbiamo coltivato personali ricordi legati ai cinque sensi, e alle persone. Ma forse il punto è un altro: se fosse la storia moderna ad avere elevato la soglia di sdegno e di attenzione mondiali? È necessario, quest’oggi, politicizzare, ostentare e complottare per acquisire visibilità. La comunità internazionale, di fronte alle ennesime violenze nel teatro “Sud-Sud”, ha raggiunto la sua saturazione morale.

Ho provato a chiudere gli occhi e a immedesimarmi in uno di quei corpi. Non sono riuscita a piangere una volta per tutte, come avrei voluto, per sfogare l’insofferenza verso la mia atarassia. Neanche il fatto che non conosceremo mai le loro vite, come avremmo potuto, è riuscito a farmi piangere.

Perchè siamo troppo abituati ai patetismi sollevatori di coscienze e diffusori di consapevolezze. Perchè ci siamo abituati troppo a sentire di una bomba a Baghdad, un’esecuzione in Afghanistan, un’inondazione asiatica, traffici di droga in Messico o furti nelle favelas.

In tanti ora si son ritrovati a dipingere mentalmente la Siria come un laboratorio di carneficina, dove non vige stato di legge, o meglio, dove la Legge sostituisce la giustezza della Legge, riflettendo il mero potere di stato.

La Ghuta oggi si è fatta culla di una fitta proliferazione di articoli con versioni diverse riguardo agli eventi di Agosto.

Le distese di corpi muti e anonimi hanno acquisito importanza tramite le svariate ipotesi sul loro carnefice. Si è abusato della successiva politicizzazione dei corpi con molteplici teorie e supposizioni. Ho cercato su rete i nomi, le identità di questi corpi. Volevo conoscerne le famiglie, le professioni, l’età, le inclinazioni politiche e i desideri. Volevo identificarli nella nudità delle loro vite, esposte a un potere di stato che tuttora è legittimato – nella prassi – a decidere di quei corpi.

Riconoscere l’agente del massacro dei corpi è di indubbia importanza politico-morale. Ma anche questa volta la comunità internazionale ha sferrato colpi mortali di relativismo per annebbiare, attenuare, dubitare. Così di nuovo ci troviamo a essere irresponsabili promotori della spersonalizzazione del massacro, pensando, con un bizzarro tocco di “post-modernismo dei diritti umani”, che in fondo non sia più necessario un soggetto espiatorio delle psicologie diaboliche di guerra, e che bisogna imparare a guardare oltre.

Ci siamo permessi di guardare oltre il carnefice, dunque, infischiandocene dei corpi privati di coscienza politica, massacrati fino al silenzio: il solo ruolo che coprono nella politica odierna è la loro capacità di essere uccisi. Vite che è lecito sopprimere nella loro infima posizione della piramide morale della Siria attuale. Possono essere uccise senza che nessuno urli contro il loro omicidio, prima ancora che contro un agente definito. Perchè quei corpi non hanno lo stesso valore etico delle nostre vite speattatrici, altezzose nel loro privilegio di non venire mai distrutte facilmente. Per l’ennesima volta – come a Houla, come a Baniyas – l’agente è opacizzato pur di non essere chiamato per nome, pur di restare padrone del tempo. Perché quelle sono vite che, a differenza delle nostre, in fin dei conti potevano essere sprecate. È questa l’onda generatrice dell’amara omogeneità dei vari massacri siriani dal 2011 ad oggi.

Quei corpi diventano l’angosciante trionfo di un’intramontabile sovranità di stato, spesso tuttora incontestata nella sua essenza, e perseverante nel suo diritto “naturale” di fare qualsiasi cosa a chiunque, anche arrivando all’annientamento di una civilità.

È in realtà la politicizzazione dei loro corpi l’unica importanza che abbiamo attribuito ad essi, esattamente come è soltanto la nostra arrogante umanità nel nutrir pietà per loro a renderli umani a loro volta. Ovvero, sembra solo essere un intervento militare, tuttora in potenza, ad avere attribuito una voce, una narrativa, all’orrore dell’attacco chimico nella Ghuta.

I diritti umani sono legati nel loro destino alle sorti di uno stato-nazione, ci diceva Hannah Arendt. E allora che ci resta laddove i diritti sono sempre e solo stati concessione del regnante, e laddove nella crisi del regnante – come quella in corso – sono ancora gli spettatori degli atroci eventi siriani, i signori della Notizia e tutta la razza di politicanti messa assieme, ad arrogarsi il privilegio etico di “concedere” o meno umanità a una distesa di corpi?

Dima, nata a Zamalka il 13 Luglio 1948, avrebbe potuto incontrare Ahmed, nato a Houla il 17 Ottobre 1979.

Bisogna vivere per poter morire. Ma la Vita, nelle sue forme di azione e identità, a questi corpi non è mai stata concessa. Qui di seguito i nomi dei corpi di coloro che, quindi, anche questa volta non sono mai esistiti.

 

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