Uno svizzero addestra le neonate forze di sicurezza dei cristiani assiri siriani

Articolo scritto per Left-Avvenimenti dopo aver incontrato uno svizzero cristiano assiro giunto in Siria per addestrare una neonata forza di sicurezza a base etnico-confessionale. (Nella foto, da me scattata nell’Aprile del 2013, un prete mentre esce da una panetteria di Qamishli).

Uno svizzero in Siria. Per Cristo

di ANDREA GLIOTI

prete qamishli

È partito dal Canton Ticino per combattere al fianco degli assiri. In nome della lotta confessionale è disposto ad accettare la vicinanza coi lealisti al regime. La storia di Gabriel, mujahid cristiano

In Siria non arrivano solo combattenti jihadisti. Se il regime gioca sulle divisioni confessionali per dividere il campo dell’opposizione, le minoranze ne approfittano per creare le proprie milizie e attrarre volontari europei. E così, arrivano in Medio Oriente anche cristiani occidentali, reclutati per organizzare militarmente i propri correligionari. Una prospettiva inquietante, simile a quella della guerra civile libanese, quando addestratori militari iraniani, siriani e israeliani tiravano le redini di una guerra fratricida durata 14 anni.

«Qui (in Siria) mi sono adattato a tutto, ho faticato così tanto nel continuare a riempire d’acqua il condizionatore scalcinato della mia stanza, al punto da sognarmi Bashar al-Asad che lo riempiva al mio posto» ride di gusto Gabriel (il nome è inventato), ex sergente svizzero di origine assiro-cristiana. Ha 31 anni e parla italiano. È brizzolato e dal profilo spigoloso. I cristiani assiri costituiscono circa il 5 per cento della popolazione siriana, anche se la terminologia “assiri” continua ad essere fonte di controversie tra le varie chiese. E la Svizzera ospita circa 1.500 famiglie assiro-cristiane, di cui una buona parte nel Canton Ticino. Gabriel è nato là e dice di non essere mai stato in Siria. Vi sarebbe entrato per la prima volta nel 2012, dal passaggio di frontiera turco-siriano di Tell Abyad. Ciononostante, la disinvoltura con cui mastica il dialetto aramaico di Qamishli, oltre all’italiano, fa venire qualche dubbio che non si tratti proprio della sua prima visita. Ma lui insiste: «Ho passato gli anni migliori in giro per l’Europa a far festa, sono stato un militante anarchico e alla fine mi è toccato servire nell’esercito», ricorda l’ex-sergente. «Quando sono partito per la Siria non prevedevo di rimanerci così a lungo, ora invece vorrei tornare dalla mia ragazza!», continua scherzando Gabriel.

La sua pistola giace momentaneamente sul divano, non si può permettere di lasciarla a casa: anche a Qamishli, città nord orientale relativamente tranquilla, ancora sotto il controllo del regime, gli attentati, i rapimenti e le sparatorie sono all’ordine del giorno. «Oramai ogni famiglia è dotata di un’arma, nei quartieri cristiani di Qamishli», afferma Gabriel, «un po’ di tempo fa dei ragazzi arabi hanno aggredito alcuni assiri e in poche ore abbiamo visto il quartiere armarsi e accerchiarli». In un Paese come la Siria, dove il regime esercitava un rigido controllo sulle armi in possesso dei cittadini, oggi la norma è opposta e somiglia alla diffusione sregolata di armamenti propria del Libano.

Stando alle spiegazioni di Gabriel, ciò che lo ha spinto in Siria è il dovere di aiutare il suo popolo in una fase così importante, in cui potrebbe conseguire il riconoscimento dei propri diritti come etnia. La sua scelta si colloca in antitesi a quella dei cristiani mediorientali emigrati in Occidente. «Una volta Qamishli era popolata quasi esclusivamente da curdi e assiri, c’erano pochi arabi, ma i cristiani hanno commesso l’errore di abbandonare le loro terre», dice amareggiato Gabriel.

In Siria gli è stato affidato l’addestramento di una forza di sicurezza assira (Sutoro) divenuta operativa da quattro mesi nel nord del Paese, in virtù dei suoi cinque anni di specializzazione in guerriglia urbana. A questo scopo, Gabriel ha trascorso sette mesi nella campagna di Malakiyyah, vicino al confine iracheno. «Oggi Sutoro è una forza di polizia ancora scarsamente organizzata, non disponiamo di dati ufficiali sul numero dei suoi effettivi , ma stiamo ricevendo dalla diaspora in Occidente il supporto economico necessario a formare un vero e proprio corpo militare», spiega Gabriel.

La formazione a cui appartiene Gabriel, il Partito dell’unione siriaca (Pus), si propone come rappresentante della maggioranza dei circa due milioni di cristiani siriani (con l’eccezione degli armeni), di cui sottolinea le comuni origini assire. Restando fedele all’ideologia pan araba, il regime ba’thista ha sempre riconosciuto gli assiri (o siriaci) come confessione cristiana siro-ortodossa, ma mai come minoranza etnica. Nel corso dell’ultimo anno, Damasco si è però trovata costretta a concentrare le proprie risorse nel confronto armato con i ribelli dell’Esercito Libero Siriano (Esl), in prevalenza arabi sunniti, concedendo un’inedita libertà organizzativa a minoranze come i curdi e gli assiri, al fine di garantirsi una loro neutralità nel conflitto. Assiri e curdi hanno intravisto un’occasione unica per dare vita alle proprie associazioni e visibilità alla loro identità di popoli.

Il prezzo da pagare è stata l’accettazione della “convivenza” con il regime e il rischio costante che quest’ultimo torni a inglobare le neonate istituzioni etno-nazionaliste. «Dopo aver aperto il fuoco su un’auto del Sutoro qualche settimana fa, alcuni membri dell’Esercito di Difesa Nazionale (forma istituzionalizzata dei miliziani lealisti noti come shabiha) ci hanno obbligato a innalzare la bandiera del regime siriano sulla nostra sede», racconta Gabriel. «Io e altri eravamo contrari, la bandiera significa che il governo può tornare a esercitare la propria autorità quando vuole, ma quelli di noi che hanno collaborato con il regime in passato si piegano alla sua volontà, perché temono possa tornare forte come prima».

Gabriel parla con disinvoltura dei legami del partito con i lealisti, essendo più esterno alla polarizzazione politica siriana: si dice convinto che in fondo la maggioranza dei siriani, in un modo o nell’altro, abbia avuto rapporti coi servizi segreti. Invece i suoi compagni di partito lo redarguiscono e preferiscono sottolineare le divergenze col regime.«No, non possiamo parlare di shabiha all’interno di Sutoro. Al contrario, molti dei nostri militanti sono oggetto di arresti e aggressioni da parte delle forze filo-governative», obietta Sa’id Melki, vice segretario del Partito dell’Unione Siriaca.

Rimane però impossibile ignorare come le auto del Sutoro stazionino in tranquillità davanti agli edifici governativi. Lo stesso Gabriel, pur non essendo dotato di un passaporto siriano, è entrato nel Paese attraverso Tell Abyad, quando la cittadina si trovava ancora sotto in controllo del regime: come è possibile che nessuno fosse al corrente dei suoi trascorsi nell’esercito svizzero?

A dispetto di chi si illude che le aperture del regime nei confronti di curdi e assiri siano il preludio di un futuro migliore per le due minoranze, il governo siriano è riuscito a strumentalizzarle in funzione di contenimento dell’opposizione. La stessa proliferazione di istituzioni etno-nazionaliste come le Asayish (forze di sicurezza curde) e il Sutoro rischia di riaprire i conti in sospeso tra le diverse comunità. «Abbiamo ricevuto un’offerta di fusione con i curdi», afferma Gabriel, «ma l’abbiamo rifiutata perché non abbiamo ancora raggiunto un livello organizzativo paragonabile al loro e per via dei rancori mai sopiti dall’epoca del genocidio assiro (fine XIX secolo-inizio XX secolo), a cui parteciparono anche i curdi».

Il partito di Gabriel si presenta all’interno dell’opposizione siriana, ma più che la rivoluzione la sua priorità è di “salvare dall’estinzione gli assiri”, secondo le parole del vice segretario Melki. Così forse si spiega la scelta di militarizzare il proprio futuro elettorato, ma si finisce anche per legittimare la retorica confessionale adottata dal regime.

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3 thoughts on “Uno svizzero addestra le neonate forze di sicurezza dei cristiani assiri siriani

  1. Grosso Francesco

    ANDREA!!!
    La commovente rivelazione di Gabriel (Svizzero Crstiano Assiro!!!!) mi spinge a dirti che forse stai esagerando. Dal 27 Giugno ad oggi 6 Agosto 2013 sono l’unico che ha sentito il biogno di dirtelo!?! MOLLA, rituffati nella realtà, bagno di umiltà e ricomincia da zero e fuori di lì prima che sia troppo tardi!! Scolta un stupit

    POPULISTA!
    DEMAGOGO!

    • Andrea Glioti

      Francesco, se non ti conoscessi e non sapessi quanto sei cazzone e quanto ti diverti a insultarmi senza ragioni valide, forse mi stupirei leggendo un simile commento.

      1. Di commovente non c’è proprio nulla, ho cercato di documentare la presenza di addestratori militari stranieri anche tra i cristiani e non solo tra i mujahidin, tutto qui. Non ho scritto un pezzo per Famiglia Cristiana sulla sorte dei poveri assiri, in quel caso sarei stato populista/demagogo (catto-normalizzante;)

      2. Quale realtà? La scrivania di una redazione? Non ho mai fatto quel lavoro, non ho grandi speranze di trovarlo (specie negli ambienti nepotistici italiani), né mi interessa per il momento. Umiltà? Perché questo articolo sprizza arroganza?

      3. Dal 27 giugno al 6 agosto hanno cercato di tenermi in Siria anche più a lungo (sono uscito a metà luglio), in particolare l’articolo sullo svizzero cristiano assiro ha suscitato l’interesse di tre testate in tre Paesi diversi. Il che significa che riesco a campare con questo lavoro, per il momento.

      4. Se il tuo messaggio significa invece “stai attento e tirati fuori dalla Siria finché sei in tempo”, allora non posso darti torto. Il problema è che dopo tre mesi in questa regione particolare, la Jazira nord-orientale, ho costruito un’ampia rete di contatti, so come muovermi (una minima) e la mia vita costa veramente poco (in confronto a contesti come quello libanese, per esempio). Non voglio rimanerci a vita, ma per forza di cose e interessi, mi sono legato alla Siria, è il Paese di cui mi sono occupato maggiormente da oltre due anni e non sono convinto che un giornalista si debba riciclare in troppi contesti differenti. Preferisco la specializzazione al profilo generalista, sul genere “stavo in Bosnia nel ’93, quest’anno sono passato dal Mali e dalla Siria”. Non cerco guerre e casini, seguo semplicemente un contesto su cui mi sento di poter dire la mia (cosa che non potrei fare nella tua amata Libia).

      Un abbraccio

  2. Grosso Francesco

    Si andrea si tanto si incaricherà il tempo a darmi ragione VEDRAI! Nel frattempo Buon Anniversario dell’Assunzione di Maria Vergine, o per quelli come te che ci tengono a sentirsi laici, esperti e in lotta Buon Ferragosto di lotta!! SEI CONTENTO?!? EH?!? BRAVO!

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