Guerra fredda in Siria

Il punto della situazione sulla Siria nel dicembre 2012, per quanto sia possibile menzionare tutti i fattori in campo in un articolo di 5000-6000 battute. Pubblicato su Left-Avvenimenti

La guerra fredda della Siria

di ANDREA GLIOTI

Sulla via di Damasco si affrontano i vecchi schieramenti: da una parte gli Usa e l’Europa. Dall’altra la Russia e la Cina

china-russia-veto

A dispetto dell’attenzione mediatica suscitata dagli allarmismi sulla presenza di armi chimiche, che il regime siriano o alcuni gruppi radicali dell’opposizione si preparerebbero a utilizzare, la guerra fredda tra l’asse russo-cinese-sciita e quello occidentale-sunnita sembra continuare a bloccare ogni opzione interventista. L’obiettivo a lungo termine (comodo anche a Israele) rimane la distruzione completa dell’apparato militare siriano con il minimo sforzo possibile: a corroborare questa tesi concorrono la freddezza di Tel Aviv nei confronti di un intervento militare e il distacco occidentale dall’opposizione armata siriana, oggi caratterizzata dall’ascesa di gruppi radicali islamici.

Il regime non è riuscito ad aprire un dialogo con l’opposizione, e del resto il principale rappresentante politico di quest’ultima, la Coalizione nazionale per le forze siriane rivoluzionarie, rifiuta qualsiasi colloquio con Assad. Anche il fallimento della missione dell’inviato Onu Lakhdar Brahimi suggerirebbe il profilarsi di un scenario interventista. La resistenza russa alla richiesta di dimissioni di Assad come prerequisito dei negoziati non sembra tra l’altro attenuarsi, nonostante i recenti colloqui tenutisi tra Mosca, Ankara, Washington e Onu.

Il ripresentarsi del quadro precedente all’invasione americana dell’Iraq, con Stati Uniti e Gran Bretagna in prima linea nello sbandierare presunte prove di un prossimo utilizzo di armi chimiche da parte di Damasco, sembrerebbero spingere nella stessa direzione. Ufficiali dell’Esercito libero siriano (Esl) hanno iniziato a far circolare diversi video che mostrerebbero la confisca di armamenti chimici e maschere anti gas in possesso delle forze governative. Il vice primo ministro israeliano, Moshe Yaalon, ha tuttavia ridimensionato gli allarmismi, escludendo una minaccia chimica siriana imminente nei confronti di Tel Aviv. Israele ha voluto pertanto mettere in chiaro che, per il momento, non si parla di nessun intervento.

D’altra parte, il consenso Nato al dispiegamento delle batterie di missili Patriot in Turchia sembrerebbe preludere a un’altra forma di intervento militare, la no-fly zone agognata dall’opposizione siriana. Ma fonti d’intelligence francese rivelano che la Russia avrebbe immediatamente risposto, recapitando nel porto di Tortosa il primo cargo di missili Iskander, particolarmente efficaci contro i Patriot. La Nato ha rassicurato Mosca sulla funzione “difensiva” delle sue armi, che verranno collocate in territorio turco invece che lungo il confine. Uno scenario da guerra fredda, orientato all’equilibrio delle forze in campo piuttosto che allo scontro.

L’altro scenario d’intervento occidentale, quello indiretto finalizzato ad armare l’opposizione, continua ad essere ostacolato dalla presenza di frange radicali islamiche. Sia la Coalizione nazionale che il suo sponsor più agguerrito, la Francia, stanno cercando di rassicurare Usa e Ue che gli estremisti verranno marginalizzati. Secondo quanto riportato dal quotidiano libanese As-Safir, i servizi segreti transalpini sarebbero attivi in Siria per esaminare la struttura dell’opposizione armata e i suoi legami con al Qaeda. Parigi vuole assicurarsi il supporto dell’Unione nell’eliminare il divieto di import di armi alla Siria, che ha finora limitato i rifornimenti di armi tecnologicamente avanzate ai rivoluzionari. A febbraio, allo scadere dell’embargo, potrebbero gia cambiare le carte in tavola.

Eppure la fiducia occidentale nell’opposizione non ha ancora raggiunto i livelli necessari: al di fuori del mondo arabo, solo Francia, Regno Unito e Spagna hanno riconosciuto la Coalizione nazionale come “unico” rappresentante del popolo siriano. Complice il fatto che gruppi inclusi nella lista dell’anti terrorismo americano come il Fronte al-Nusra abbiano preso recentemente il controllo di basi militari strategiche, come quella di Shaykh Suleiman a nord di Aleppo.  Così, mentre la guerra fredda in Siria non sembra voler essere interrotta in tempi brevi da un intervento militare, i siriani si preparano al secondo lungo inverno di sangue, fame e freddo.

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