Hezbollah nel dopo-Assad

Scritto all’indomani dell’attentato del luglio 2012 a Damasco, in cui ha perso la vita ‘Asef Shawkat. Pubblicato da TMNews a settembre..

Hezbollah: come sopravvivere alla Siria

Di Andrea Glioti

Geografia e armi

Il partito-milizia sciita libanese di Hezbollah si trova in una situazione estremamente delicata dall’inizio della rivoluzione siriana. Asse portante della Resistenza (muqawama) contro Israele, insieme a Iran, Siria e Hamas, il movimento si è trovato costretto a rimanere fedele a Damasco, da cui dipende militarmente. La geografia stessa del Libano, circondato da Siria e Israele, impone a Hezbollah di scongiurare una chiusura del permeabile confine siriano, alla quale non riuscirebbe a ovviare per vie aeree e marittime. Il movimento sciita si è così inimicato parte dell’opinione pubblica sunnita, simpatizzante con i correligionari, che rappresentano la maggioranza nell’opposizione siriana. Hezbollah si trova schiacciato tra la volontà di Damasco, che potrebbe trascinarlo in un conflitto regionale, e la necessità di tornare in auge tra i sunniti. La panacea più rapida sarebbe una guerra contro Israele, ma c’è chi nel frattempo guarda oltre, verso le nuove alleanze del dopo-Asad.

L’ufficio stampa di Hezbollah si rifiuta di rilasciare interviste circa la situazione politica siro-libanese. “È una fase delicata, dopo gli attentati di Damasco del 19 luglio,” spiega Hussein, 22 anni, ex-miliziano originario di Nabatiyeh, “Hizbullah studia attentamente le sue prossime posizioni e lascia che sia Nasrallah [NdA: il segretario generale del partito] a parlare.” Hussein ha accettato di parlare, ma chiede che non venga rivelato il suo nome e il motivo per cui non è più un membro di Hezbollah.

La Siria decide

“Abbiamo un attore [politico], Hezbollah, noto per pragmatismo e razionalità [NdA: si pensi all’evoluzione dall’ideologia khomeinista a partito politico pienamente integrato nel sistema libanese], che ha visto la sua capacità decisionale scivolargli gradualmente dalle mani per finire in quelle del regime di Asad,” sostiene Nicholas Noe, curatore di “Voice of Hezbollah: The Statements of Hassan Nasrallah”.

“Prima degli attentati del 19 luglio a Damasco, Nasrallah aveva riconosciuto gli errori commessi dal regime siriano,” afferma Hussein, “ma ora l’uccisione di tre uomini fondamentali per Hezbollah, come Asef Shawkat, Dawud Rajha e soprattutto Hassan Turkmani, ha cambiato tutto.” Dice di non aver visto Nasrallah così furioso dai tempi dell’assassinio di Imad Mughniyeh [NdA: uno dei leader militari di Hezbollah]: il segretario generale teme il peggio, poiché per rimpiazzare le vittime dell’attentato sono stati scelti dei profili votati esclusivamente alla soluzione militare, come il nuovo Ministro della Difesa, il generale Fahed al-Freij. Noe ha le idee molto chiare sullo scenario peggiore: “Il regime di Asad non avrebbe alcun problema, qualora fosse in procinto di crollare, a trascinare tutti gli attori regionali in un conflitto e, a questo punto, sarebbe molto facile coinvolgere Israele.” Del resto, lo stesso Presidente siriano Bashar al-Asad aveva già minacciato di trasformare il Medio Oriente in un nuovo Afghanistan, nell’eventualità di un intervento militare in Siria.

E se fosse Israele a dettare le tempistiche di un’offensiva? Il Ministro degli Esteri israeliano, Avigdor Liberman, ha già avvisato che Tel Aviv non esiterà ad attaccare, nel momento in cui dovesse accorgersi del trasferimento di armi chimiche dalla Siria a Hezbollah. D’altro canto, lo Stato ebraico non si trova nelle condizioni disperate del Governo siriano e una sua iniziativa rimane meno probabile. Secondo l’analisi del politologo Ghassan al-‘Azzi, pubblicata dal Centro Studi di Al-Jazeera, Israele preferisce vedere Hezbollah affondare in una crisi interna, piuttosto che scatenare una guerra dagli alti costi umani. Tuttavia, non è da escludere che Tel Aviv decida di sfruttare la debolezza dell’asse della Resistenza, all’indomani della caduta del regime di Asad, lanciando una duplice offensiva contro Iran e Hezbollah.

E se la Siria decidesse invece di far divampare il proprio confitto in Libano, sfruttando la preesistente divisione tra sciiti e sunniti e trasformando la rivoluzione in violenza settaria? Sono questi i timori di buona parte dei sunniti nel Libano settentrionale, dove ciò che avviene in Siria ha ripercussioni più immediate, vista l’alta concentrazione di profughi siriani. Il regime sembra pronto a tutto, pur di controbilanciare le pressioni internazionali e imporre la sua presenza al tavolo dei negoziati di un’eventuale pacificazione. Il canale televisivo MTV, vicino alla coalizione libanese anti-siriana del 14 Marzo, riferisce di un aumento dell’afflusso di armi nei sobborghi meridionali di Beirut, roccaforte di Hezbollah.

Hussein non è d’accordo, “Hezbollah sa bene di andare a perdere nello scoppio di una guerra civile.” Del resto, fa notare il politologo Al-‘Azzi, nell’ipotesi di un conflitto interno libanese, le truppe di Hezbollah sarebbero dispiegate e visibili al nemico israeliano, mentre un dominio politico rimane molto meno “costoso”. L’attuale coalizione al Governo in Libano è quella filo-siriana dell’8 Marzo, di cui fa parte Hezbollah.

Calo di popolarità e dopo-Asad

“Mi ricordo bene Tripoli [NdA: seconda città libanese e roccaforte del conservatorismo sunnita] stracolma di bandiere di Hezbollah, dopo la liberazione del Libano meridionale dall’occupazione israeliana nel 2000,” osserva Hussein, “ma nel giro di cinque anni [NdA: assassinio del premier sunnita Rafiq Hariri nel 2005] è cambiato tutto.” “L’unica opzione per riabilitare le fortune del regime, e in un certo modo anche la reputazione di Hezbollah, è attraverso un conflitto con Israele,” sostiene Noe. Anche Hussein non ha dubbi: “In caso di una guerra contro Israele, molti siriani si unirebbero a noi, soprattutto quelli che sono rimasti neutrali durante la crisi.”

Ciononostante, Hezbollah non è così miope da non prepararsi al dopo-Asad, anche se ufficialmente viene ostentata una fiducia cieca nella sopravvivenza del regime. “Non credo nell’isolamento della Resistenza, in caso salgano al potere in Siria i Fratelli Musulmani [NdA: sunniti],” afferma Hussein, “la Russia e la Cina non lo permetteranno.” Il giovane ex-miliziano esprime il suo ottimismo e mi fa notare il timido avvicinamento all’Iran di Mohammad Morsi, neo-Presidente egiziano appartenente ai Fratelli Musulmani. Nell’attesa di assicurarsi i favori dell’Egitto, Teheran può contare sulla mediazione di Al-Nahda: il partito islamico sunnita al potere in Tunisia ha infatti insistito nell’invitare Hezbollah al suo congresso del 13 luglio, dove erano presenti anche le varie delegazioni dei Fratelli Musulmani. Al-Nahda gode di buoni rapporti con la Repubblica Islamica dai tempi dell’esilio sotto il dittatore filo-occidentale Ben Ali.

“La visione a lungo termine che emerge dai discorsi pubblici di Hezbollah è un tentativo di superare il conflitto tra sciiti e sunniti e formare un’ampia alleanza islamica attraverso il Medio Oriente e il Nord Africa con lo scopo di strangolare Israele,” spiega Nicholas Noe. Tuttavia, supponendo che Hezbollah abbia successo nel riconciliarsi con gli islamici sunniti saliti al potere nei vari contesti post-rivoluzionari, riuscirà a riconciliarsi con l’opposizione siriana, che lo considera direttamente coinvolto nei massacri dei civili? “Hezbollah non è presente in Siria,” sostiene fermamente Hussein, “non si comprende che le forze speciali non verrebbero mai sprecate in Siria: sono il frutto di costosi corsi di addestramento in Iran e destinate a essere utlizzate contro il nemico principale, Israele.” Spetterà ai siriani accettare o meno simili spiegazioni.

ahmadinejad Bashar Nasrallah

Advertisements
Categories: Iran, Lebanon, Syria | Tags: , , , , , , , , , , | Leave a comment

Post navigation

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

Blog at WordPress.com.

Exiled Razaniyyat

Personal observations of myself, others, states and exile.

Diario di Siria

Blog di Asmae Dachan "Scrivere per riscoprire il valore della vita umana"

YALLA SOURIYA

Update on Syria revolution -The other side of the coin ignored by the main stream news

ZANZANAGLOB

Sguardi Globali da una Finestra di Cucina al Ticinese

Salim Salamah's Blog

Stories & Tales about Syria and Tomorrow

invisiblearabs

Views on anthropological, social and political affairs in the Middle East

tabsir.net

Views on anthropological, social and political affairs in the Middle East

SiriaLibano

"... chi parte per Beirut e ha in tasca un miliardo..."

Tutto in 30 secondi

Views on anthropological, social and political affairs in the Middle East

Anna Vanzan

Views on anthropological, social and political affairs in the Middle East

letturearabe di Jolanda Guardi

Ho sempre immaginato che il Paradiso fosse una sorta di biblioteca (J. L. Borges)

%d bloggers like this: