Manaf Tlass and the myth of the ‘transition man’

Pezzo pubblicato per la TMNews sulla diserzione del generale siriano Manaf Tlass.

Siria/ Il generale Tlass sarà l’uomo della transizione?

Amico di infanzia di Assad, sunnita, lavora da ‘esilio’ a Parigi

Di Andrea Glioti 

Roma, 6 ago. (TMNews) – Il 5 luglio scorso il generale di brigata Manaf Tlass, figlio del sempiterno Ministro della Difesa Mustafa Tlass (1972-2002), ha annunciato la sua diserzione dal regime dell’amico Bashar al-Assad. Si è trattato dell’abbandono più importante dall’inizio della rivoluzione, non tanto per il rango di Tlass, ma per l’intimità che lo legava al Presidente. Il 24 luglio, durante il suo primo discorso trasmesso dall’emittente saudita Al-Arabiya, Tlass ha annunciato di voler contribuire alla costruzione della Siria del dopo-Assad.

Non stupisce l’interesse dei media per questo fascinoso generale brizzolato dalla camicia sbottonata, il cui aspetto ricorda più Che Guevara che le uniformi ingessate della gerarchia militare siriana. Tlass si rivolge ai siriani dal suo dorato esilio parigino, ma resta da appurare se abbia davvero le credenziali per guidare una fase di transizione e se l’opposizione sia disposta ad accettarlo.

 

Carte in regola

 

In quanto a buoni contatti con i salotti della politica internazionale, Tlass ha tutti i requisiti. La sorella Nahed ‘Ojjeh fa parte dell’alta società parigina ed è rimasta vedova di un miliardario venditore d’armi saudita. L’Arabia Saudita e il suo supporto finanziario agli armamenti dell’Esercito Libero Siriano dell’opposizione possono fungere da trampolino per l’affermazione di Tlass presso gli ambienti della resistenza armata. Dal canto suo, il generale non ha perso tempo nell’ingraziarsi gli sponsor della rivoluzione siriana: dopo il pellegrinaggio minore (‘umrah) compiuto alla Mecca per aumentare la sua credibilità come leader sunnita, il 1 agosto si è recato a Istanbul per rompere il digiuno del Ramadan in compagnia dei funzionari turchi. 

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, la Casa Bianca starebbe conducendo delle trattative con i Governi arabi al fine di porre Tlass al centro di una fase di transizione. Come fa notare il fondatore dell’Arab Studies Journal, Bassam Haddad, non bisogna dimenticare che la generazione agiata a cui appartiene il generale (che è nato nel 1963) non ha mai combattuto una guerra contro Israele ed ha ereditato un antisionismo molto più malleabile. E di questo gli Stati Uniti sono pienamente consapevoli. 

Malvisto dall’opposizione 

Ma come era prevedibile, Tlass non ha tardato a suscitare le critiche di parte dell’opposizione. I Fratelli Musulmani, tramite la loro voce più intransigente, l’ex-leader Ali Sadraddin Bayanuni, hanno fatto sapere di rifiutare un ruolo di Tlass nella transizione, memori delle nefandezze commesse dal padre Mustafa nei loro confronti. Lo stesso Manaf, ricorda la scrittrice siriana Salma Idilbi, giocò un ruolo fondamentale nell’ “addomesticare” le voci degli intellettuali siriani della Primavera di Damasco (2000).(segue)

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## Siria/ Il generale Tlass sarà l’uomo della transizione? -2-

 

‘Colomba’ emarginata ben vista dagli Usa o ultima carta regime?

 

Roma, 6 ago. (TMNews) – Il generale Tlass è stato indiscutibilmente parte dell’apparato repressivo, ma le critiche dell’opposizione siriana non hanno risparmiato nessuno dei suoi leader dall’inizio della rivoluzione: e proprio questa frammentazione avrebbe spinto “Gli Amici della Siria”, il gruppo di Paesi raccoltisi a supporto dei rivoluzionari, a puntare su Tlass. Chi accetta la figura del generale, come lo storico dissidente Michel Kilo, ne apprezza la propensione per la soluzione politica della crisi, che ne avrebbe determinato l’emarginazione a Damasco. Secondo l’ultimo rapporto pubblicato dall’International Crisis Group (ICG), Tlass si era adoperato per raggiungere degli accordi su scala locale nelle prime fasi della rivolta, ma i suoi sforzi erano stati vanificati dall’ostracismo di altri elementi del regime decisi ad adottare il pugno di ferro. L’ICG fa quindi notare come, storicamente, i funzionari baathisti emarginati tendano a cercare di riacquisire i favori delle elités, una volta riassorbitasi la crisi del momento: il fatto che Tlass abbia abbandonato la Siria sarebbe quindi un segnale di un punto di non ritorno.

Il ricercatore esperto di Siria, Joshua Landis, ha scritto sul suo blog Syria Comment che, a prescindere dall’accettazione dell’opposizione, le classi medio-alte urbanizzate, rimaste silenziose durante la rivoluzione, preferiranno un personaggio laico e benestante come Tlass ai vari comandanti dell’Esercito Siriano Libero. Il generale sarebbe in grado di difenderle dalla rabbia dei rivoluzionari delle campagne e questo genere di garanzie sono già state fornite dal primo discorso trasmesso da Al-Arabiya. Tuttavia, il protrarsi del conflitto e l’ascesa delle milizie in Siria rischia di marginalizzare Tlass e i dissidenti all’estero in generale: in un contesto militarizzato, saranno le armi a decidere la portata della rivoluzione sociale e la sorte delle classi agiate.

Diserzione a tavolino

Gli scettici sottolineano come Tlass non avesse ormai alcun peso nell’establishment siriano: il comando della 105esima divisione della Guardia Repubblicana gli era stato revocato già un anno fa, a causa della sua opposizione alla repressione, relegandolo quasi agli arresti domiciliari. In realtà, l’ipotesi dell’emarginazione è molto più rassicurante della sua antitesi. La stampa turca (Sabah) fa notare che Tlass non avrebbe mai abbandonato il Paese senza il consenso di Assad, il quale potrebbe averlo incaricato di mediare una transizione per conto del regime. Lo stesso discorso del generale del 24 luglio non contiene alcun riferimento esplicito alle dimissioni di Assad e Damasco potrebbe aver optato per un’apertura diplomatica parallela alla repressione in corso. Forse non è un caso che, in un’intervista concessa al quotidiano As-Sharq al-Awsat, Tlass abbia sminuito le responsabilità del Presidente, accusando i vertici dei servizi di sicurezza di avergli confuso le idee.

 

A rendere il quadro post-rivoluzionario ancora più tetro, subentrano poi i presunti piani statunitensi incentrati sulla figura di Tlass. Sia la stampa turca che quella filo-siriana (il quotidiano libanese Al-Akhbar) menzionano un consiglio militare, sul modello egiziano, quale punto d’incontro delle visioni di Tlass e Washington sulla fase di transizione. I funzionari occidentali citati dal Wall Street Journal sottolineano la necessità di un personaggio capace di ristabilire la sicurezza e tenere sotto controllo gli armamenti chimici siriani. Il generale sembra avere tutti i requisiti per traghettare la rivoluzione siriana verso un “aborto” militarizzato, capace di riconciliare Casa Bianca e Cremlino e arrestare momentaneamente le violenze.

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