7. Blogging and reporting on five months of revolution from Syria (in Italiano): Proteste nel centro di Damasco: “Se rimaniamo fino a domattina saremo mezzo milione”

La cronologia di un giorno di preparativi e della realizzazione di una manifestazione anti-governativa nel centro della città vecchia di Damasco…

Proteste nel centro di Damasco: “Se rimaniamo fino a domattina saremo mezzo milione.”

27 luglio 2011
damascus_old_city_by_waseemmahainy-d4zlfbsMartedì 19 Luglio, ore 22:00. Incontro Ahmed, attivista e studente universitario, in un caffé vicino a casa, non lo vedo da circa due mesi. L’ultima volta ci eravamo sentiti brevemente al telefono e mi aveva detto che non era il caso di incontrarci per un po’: l’avevano arrestato e detenuto per 10 giorni. Mi racconta come in carcere diversi aguzzini si erano alternati per picchiarlo selvaggiamente, finché un ufficiale lo aveva sorpreso dicendogli: “Grida, fai un po’ di casino, almeno saranno convinti che ti sto sistemando.” Un segno che anche all’interno dei temuti servizi segreti vi sono anime diverse e, forse, alcuni stanno realizzando l’insulsa natura di una guerra combattuta da 4 mesi contro i loro stessi connazionali.
L’idea di chi si mobilita nei quartieri di Midan, Qabun, Masakin Barze, solo per citarne alcuni, é sempre la stessa di giungere a occupare una delle due piazze principali della Damasco moderna, Piazza degli Abbasidi o Piazza degli Ommayadi. Ma anche per le migliaia di manifestanti che si riversano nelle strade di Qabun, rimane pressoché impossibile oltrepassare le imponenti schiere di forze di sicurezza, puntualmente collocate agli imbocchi del quartiere in tumulto. Proprio per questo motivo, i ragazzi della rivoluzione siriana vogliono tornare a mobilitare il centro della capitale, quella città vecchia rimasta quieta dopo le prime sporadiche manifestazioni di Marzo. “Domani ci troviamo alle 7 in via Qaymariyeh, nella città vecchia, vedi di esserci,” mi avvisa Ahmed prima di salutarci.
Mercoledì 20 Luglioore 17:00. Prima di dirigermi a Qaymariyeh, ho preso appuntamento con Hamza, un altro giovane attivista del sobborgo di Duma, salito alla ribalta delle cronache per l’intervento dell’esercito siriano ad Aprile e la violenza continua della repressione, resa più agevole in aree periferiche.
All’arrivo di Hamza, gli chiedo subito conferma della protesta in programma alle 7. Lui mi osserva basito, chiedendomi “E tu come fai a sapere della protesta di oggi?” Lo tranquillizzo, spiegandogli da chi ho saputo della mobilitazione, e mi rendo conto di come ogni singola iniziativa venga realmente coordinata attraverso “catene di persone fidate”, come le definisce Hamza. Non esistono veri e propri comitati organizzativi, i Comitati di Coordinamento Popolare [Ndr la rete di coordinamento più nota dei giovani attivisti siriani], secondo Hamza, non hanno assunto alcuna rilevanza a Duma. Il fatto che io fossi già al corrente di una manifestazione organizzata in strada tramite un “passaparola” poteva dunque sembrare una falla nelle reti informali di coordinamento.
“Stiamo aspettando intorno alle 300 persone e verso le 6:30 dovremmo essere raggiunti dai ragazzi di Qabun,” Hamza ripone grandi speranze nella riuscita della protesta, “se rimaniamo fino a domattina saremo mezzo milione.” Le possibilità di occupare una parte del centro iniziano però ad affievolirsi, se riflettiamo su quanto sia realistico aspettarsi che i manifestanti di Qabun giungano marciando fino alla città vecchia. “Per lo meno, se convergendo da Qabun terranno occupate le forze di sicurezza intorno alla Piazza degli Abbasidi, noi avremmo maggiore libertà di movimento in centro,” afferma Hamza, cercando di intravedere un risvolto positivo. Poco dopo si congeda, dicendo di dover indossare una maschera e raggiungere gli altri manifestanti.
Ore 19:00. Mi posiziono in un ristorante adiacente a via Qaymaryeh, quando i vari “Il popolo siriano é uno solo!” e “Dio…la Siria…la libertà e null’altro!” incominciano a vibrare nell’aria, tra le espressioni attonite di negozianti e ristoratori: “Rally pro-regime o protesta? Protesta, protesta…vieni fuori a vedere!” Le serrande vengono chiuse velocemente ed un centinaio di manifestanti procedono spediti verso la Moschea degli Ommayadi. Appena 10 minuti dopo, un nugolo di sgherri nerboruti proveniente da diverse direzioni li accerchia velocemente, iniziano a volare sedie, calci, un ragazzo viene trascinato in un negozio e tempestato di pugni da un gruppo di sostenitori del regime. Bastano pochi attimi perché si scateni il caos. La manifestazione pacifica si disperde velocemente, un altro uomo in borghese, armato di una vera e propria sciabola, si getta all’inseguimento dei dimostranti, mentre una ragazza inorridita inizia ad urlare contro i presenti: “Uno tira fuori un coltello e voi ve ne state tutti fermi a guardare?!” A questo punto, la maggioranza dei contestatori sembra riuscita a fuggire o disperdersi nella folla, ed uno di loro mi si avvicina, dicendomi: “I servizi segreti erano stati informati due ore prima della protesta, ora é meglio che ve ne andiate…A breve qui sarà pieno di polizia.” Quanto ai ragazzi di Qabun, non sono mai arrivati in centro.
La città vecchia si riaddormenta rapidamente. Nessuno ha notato il volto di Hamza, che ricompare da un vicolo facendo finta di niente e mi saluta velocemente. Se ne torna a Duma, in una dimensione parallela accerchiata dai checkpoint, dove per aggirarli sa già di dover allungare il ritorno attraverso i campi. Nell’attesa del prossimo tentativo di rompere il silenzio del centro di Damasco.
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